Palazzo Mocenigo

Nella contrada di S. Samuele nacque la partizione della patrizia famiglia Mocenigo in «Casa Vecchia» e «Casa Nuova». Il primo dei due rami così chiamati perché, mediante le divisioni famigliari, ebbe in sua esclusiva proprietà il più antico dei quattro palazzi Mocenigo sul «Canal Grande», cioè l’ultimo a sinistra, il quale, ad onta della rifabbrica operatasi sullo stile del Longhena, conserva nell’interno alcuni indizi della sua vetustà. Il secondo ramo assunse il titolo di «Casa Nuova» perché fu suo retaggio l’ultimo dei palazzi destra, fondato in epoca più tarda, e, come si ha fondamento per credere, dopo il 1454; quindi rifabbricato in seguito sullo stile del Vittoria. Al ramo Mocenigo «Casa Nuova» pervennero anche i due palazzi del centro. I tre palazzi Mocenigo della «Casa Nuova a San Samuele», nel 1788 quando Alvise Mocenigo fu creato Procuratore di S. Marco, furono messi in comunicazione fra loro, e si ottennero così ben quaranta ampie stanze magnificamente addobbate. In uno dei predetti palazzi abitò Anna di Shrewsbury, moglie del conte Tommaso d’Arundel, maresciallo d’Inghilterra, frequentando la casa della quale, ove convenivano alcuni ministri esteri, Antonio Foscarini fu accusato di divulgare i segreti della Repubblica, e perciò nel 1622 condannato a morte, nonché si fosse dichiarato innocente. Nel palazzo medesimo abitò lady Mary Wortley Montagu, nonché lord Byron, tenendosi presso, come sultana favorita, la bella Margherita Cogni, moglie d’un fornaio. Qui egli compose i primi canti del «Don Giovanni», il «Beppo», una parte della tragedia «Marin Faliero», il «Sardanapalo», e le «Visioni del Giudizio». Qui pure ospitò il poeta Tommaso Moore.

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